Storia di una panchina.

Sapete? In fondo è stata una bella esistenza la mia…Sono ormai vent’anni che me ne sto qui seduta a contemplare la vita nelle  sue massime manifestazioni: l’amore, l’amicizia, l’odio e la passione. 

Ne ho sentite di storie. Ne ho conosciuta di gente. Mille eventi, tutti unici…

Ho visto  primi baci volare come i petali di mandorlo, e raccontare agli albori della primavera  il candore di un frutto tanto atteso, presagio di una stagione che prima o poi arriverà.

Ho sorriso ammirando gruppetti di ragazzini crescere tra risate, burla  e racconti paradossalmente fantasiosi. Per loro storpiare all’inverosimile la realtà non era complicato, era quasi un dono…Si riusciva con poco, infatti, a raggiungere soglie e sfaccettature degne delle più grandi pellicole cinematografiche, solo per l’insano scopo di apparire essi stessi star di quei meravigliosi eventi, e trascinare i compagni con loro nel profondo mare della fantasia.

Ho ascoltato litigi nati dall’invidia, altri innescati dalle incomprensioni e altri ancora creati dal complice nervosismo causato dall’inesorabile scorrere della  nostra quotidianità.

Sono stata qui, spettatrice sempre della stessa scenografia, ma con attori diversi, copioni diversi e un unico grande regista, il dottor destino.

Ma in fondo cosa ne so io? Sono una panchina! Si, faccio parte del set, ma sono una panchina! Se potessi parlare direi le cose che penso…Se potessi agire farei le cose che non faccio…E vi giuro, che se ne avvessi la possibilità, starei accanto a chi voglio…

Ma il mio scopo è essere quello che sono, e, in fondo, lo faccio bene, perchè non ho l’opportunità di fare altro e rischiare di essere quello che desidero.

Sono una panchina!Fredda quando fa freddo e calda quando fa caldo.

Sono fissa come tanti vogliono essere.

Sono stabile come tanti sembrano essere.

La mia storia è questa! Un insieme di storie che non mi appartengono, ma a cui io in fin dei conti appartengo palesemente.

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