La storia del tempo.

In un mondo piatto, statico e convenzionalmente monocromo, mai vi aspettereste di sentire tre storie come quelle che adesso sto per raccontarvi.
Tre storie espressione di un contenuto più profondo del semplice apparire.
Un filo conduttore che lega i protagonisti, un sacrificio dell’animo, un vincolo con la forma.
Tutto ha inizio quando la parola inizio un significato ancora non lo aveva, quando tutto accadeva e nulla cessava di esistere.
Era una condizione di infinito dove non vi erano parti e dove non vi erano eccedenze, un insieme unico che, di per sè, era il tutto.
Il “tutto”, però , forse non lo era per tre giovani ragazzi che in maniera del tutto inconscia stavano per cambiare la sorte della loro esistenza.
Febe era la più giovane del gruppo, dolce, sincera e tanto bella quanto arguta.
Una mente sempre in movimento, un flusso perpetuo di pensieri, un torrente in piena di idee, che, nonostante tutto, aveva uno scoglio a disturbare la sua dote.
L’ostacolo tanto influente era Ceo, il ragazzo con cui Febe era cresciuta e di cui Febe si era innamorata.
Non era un ragazzo come gli altri e a dimostrarlo era lo stesso contesto in cui egli viveva. In un severo quanto ordinato sistema sociale il suo genio era l’eccezzione  e si sa le eccezzioni non sempre sono compatibili con il complesso.
Un intelletto sopraffino, una genialità che trascendeva la materia stessa.
Più della bellezza era la grandezza della sua follia a conquistare Febe.
Tra i due giovani si era creata una complicità senza limiti, ma quella che era nata come una semplice amicizia, esperienza dopo esperienza, era diventata passione.
Amore non significava nulla prima di loro e il sentimento era ormai un boato di instabilità in quel mondo senza toni.
Solo un precoce ragazzino riuscì a liberarsi dalle briglie dell’uniformità e ad accorgersi della rivoluzione che stava per scoppiare.
Prometeo era l’incarnazione del coraggio, ma anche la massima espressione dell’amicizia.
Peccava senza dubbio di impulsività ma la sua tenacia era tale da fargli meritare la fiducia dei suoi amici e compagni di avventura.
Percepiva, come nessun altro, che il rapporto tra Ceo e Febe stava sconvolgendo gli schemi e attratto come sempre da tutto ciò che è sintomo di sconvolgimento si offrì massimo protettore del sentimento che si era creato.
Due amanti e un paladino, tre amici e un mondo quotidianamente ostile sono la prefazione di una cronologia che verrà sconvolta dall’intervento di una figura ostile all’amore, la figura di Perse, tutore della quiescenza.
Un giudice spietato, un freddo esecutore dell’ordine. Non accettava le novità e a maggior ragione non poteva chiudere occhio sulla situazione che si stava evolvendo: tre macchie di colore minacciavano la stabilità che da sempre regnava…
L’immenso giudice decise di chiamare a se i tre giovani ragazzi, sicuro di stroncare sul nascere il fenomeno che avrebbe portato alla rovina un intero sistema.
Senza timore la voglia di amore di Febe e Ceo e il coraggio e la devozione verso l’amicizia di Prometeo, condussero i tre giovani ad una trattativa con una giustizia che a loro non apparteneva.
Fu una lotta senza sosta ma che ebbe un solo vincitore: il terribile Perse forte della posizione da lui occupata, senza nessuna difficoltà, mise a tacere quelle voci fuori coro e che nulla potevano fare se non combattere con la parola una battaglia per loro già persa in partenza.
Una fine terribile unì i tre giovani, costretti a vivere con velocità diverse la vita che prima del processo avevano tentato di sabotare.
Trasformati in delle aste di diverse dimensioni Febe, Ceo e Prometeo furono vincolati al centro del mondo, e forzati da un’oscura energia furono costretti a girovagare secondo uno stesso itinerario circolare.
Ceo visto il suo considerevole intelletto è costretto a trascinarselo dietro come un pesante fardello di penitenza.
Fardello pesante ma non quanto la distanza tra lui e la sua amata Febe, bendata, come simbolo di quella cecità tipica della passione, e eternamente impaziente di riabbracciare lo stesso.
I due viaggiano nella stessa direzione ma incontrandosi solo pochi attimi, prima di riperdersi nell’inesorabile ciclo del tempo.
Compassionevole e sempre altruista Prometeo corre più veloce dei due amanti e porta in pochi attimi i messaggi di affetto e dolore che i due non riescono a scambiarsi.
Un messaggero veloce e coraggioso, una fanciulla dedita e fedele, un ragazzo forte e tenace, scandiscono ogni giorno i secondi, i minuti e le ore delle nostre dinamiche e colorate vite.
Alla ricerca di un mondo più vario i tre protagonisti della nostra storia adesso, senza saperlo, ne sono parte di milioni, ma sempre allo stesso modo, solo con percezione diversa. Lontani per volere della legge da quell’universo diventatogli stretto.

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Storia di una panchina.

Sapete? In fondo è stata una bella esistenza la mia…Sono ormai vent’anni che me ne sto qui seduta a contemplare la vita nelle  sue massime manifestazioni: l’amore, l’amicizia, l’odio e la passione. 

Ne ho sentite di storie. Ne ho conosciuta di gente. Mille eventi, tutti unici…

Ho visto  primi baci volare come i petali di mandorlo, e raccontare agli albori della primavera  il candore di un frutto tanto atteso, presagio di una stagione che prima o poi arriverà.

Ho sorriso ammirando gruppetti di ragazzini crescere tra risate, burla  e racconti paradossalmente fantasiosi. Per loro storpiare all’inverosimile la realtà non era complicato, era quasi un dono…Si riusciva con poco, infatti, a raggiungere soglie e sfaccettature degne delle più grandi pellicole cinematografiche, solo per l’insano scopo di apparire essi stessi star di quei meravigliosi eventi, e trascinare i compagni con loro nel profondo mare della fantasia.

Ho ascoltato litigi nati dall’invidia, altri innescati dalle incomprensioni e altri ancora creati dal complice nervosismo causato dall’inesorabile scorrere della  nostra quotidianità.

Sono stata qui, spettatrice sempre della stessa scenografia, ma con attori diversi, copioni diversi e un unico grande regista, il dottor destino.

Ma in fondo cosa ne so io? Sono una panchina! Si, faccio parte del set, ma sono una panchina! Se potessi parlare direi le cose che penso…Se potessi agire farei le cose che non faccio…E vi giuro, che se ne avvessi la possibilità, starei accanto a chi voglio…

Ma il mio scopo è essere quello che sono, e, in fondo, lo faccio bene, perchè non ho l’opportunità di fare altro e rischiare di essere quello che desidero.

Sono una panchina!Fredda quando fa freddo e calda quando fa caldo.

Sono fissa come tanti vogliono essere.

Sono stabile come tanti sembrano essere.

La mia storia è questa! Un insieme di storie che non mi appartengono, ma a cui io in fin dei conti appartengo palesemente.